OPEL - Syd Barrett
1988 - Harvest Records - produz. D. Gilmour, P. Jenner, M. Jones, S. Barrett, R. Waters

Ok...ci provo! Per me è davvero complicato scrivere in merito a Syd Barrett. Non so perchè ma tutte le volte che ho tentato di farlo mi si bloccano le sinapsi e le dita mi si ingrippano. Sarà che ho talmente tanta ammirazione e stima (mista a dolore tutte le volte che sento la sua voce registrata dire qualcosa) per colui che ha inventato la psichedelia da non riuscire a mettere due frasi assieme. Per questo ho pensato fosse meglio cominciare da una raccolta postuma prodotta niente di meno che dai grandi nomi succitati. L'album in questione raccoglie i brani più famosi del periodo 1968-1970, quindi postumi al periodo floydiano di Barrett. Su tutti spicca la melliflua "Clowns and Jugglers" col suo incedere 'polipeggiante' dove sembra di vedere i tentacoli di una piovra avviluppare la preda in un chorus crescente a perdi fiato. Il bluesy folkeggiante di "Wouldn't you miss me" (molto più conosciuta come "Dark Globe") risveglia gli animi stanchi sussurrando un aspra melodia acustica dove regna la voce smorfiosa di Syd accompagnata esclusivamente da una chitarra legnosa e impolverata ma goduriosa nel suo incedere sincopato. Coverizzata da parecchi, su tutti lo stesso Gilmour, resta un caposaldo della discografia Barrettiana risalente al suo primo album "The Madcap Laughs". Presenzia la seminale-essenziale "Birdie Hop" che costruendo la melodia vocale su un solo accordo, fatta eccezione per un altro accordo di passaggio, svela tutte le capacità melodiche di Syd che favella convulsamente ma creando scale sonore geniali. Il resto è cultura musicale!
P.s.: Non riesco più a dire niente. Credo che il sorriso sornione della copertina si riferisca al fatto che non ci riuscirò mai! Maledetto Syd!
'The rock is dead' ricorda con amore e pace il quarantennale di Woodstock!
IN THE COURT OF THE CRIMSON KING an observation by KING CRIMSON
1969 - Island Records - produz. King Crimson
Tutti in piedi! L'inchino con ossequio è doveroso davanti ad uno dei capolavori che la storia della musica abbia mai donato al genere umano. Ogni brano di questo album è da prendere, copiare ed incollare nella propria mente e trovare una soluzione insolubile che non permetta mai e poi mai di disfarsene dai propri neuroni. L'inizio è di quelli che spiazzano con "21st Century Schizoid Man" e la chitarra distorta della mente del gruppo Robert Fripp che risuona selvaggia ricordando il secolo in cui viviamo adesso ma prevedendo la natura masochistica che da sempre caratterizza il genere umano. Alla voce c'è l'abilissimo Greg Lake, che in futuro formerà gli EL&P, il quale con effetti distorti massacra le poche speranze che ci tenevano ancora attaccati a questa terra. Il brano è di quelli che non si scorderà mai più con i toni acidi e metal che lo rendono unico in questo album diverso dal brano d'esordio. "I talk to the wind" è una ballata melliflua dai toni poco progressive ma decisamente di spessore che riporta Fripp & Co. sul pianeta terra dopo un avvio assolutamente corposo. Chiudete gli occhi e lasciatevi sorseggiare dalla simbolica "Epitaph"! Sorvolando sulle aree pericolosamente psichedeliche di "Moonchild" si registra un 'passaggio in cassetta' per "The court of the Crimson King" in cui il dotato paroliere Sinfield fa sfoggio della sua abilità incasellando parola dopo parola l'orgasmo godereccio di presentarsi davanti al potente Re Cremisi. I toni sono soffiati e magici tra le note flautistiche di Ian McDonald che serpeggia tra i suoi assoli caratteristici del genere. La fine diventa una liberazione tanto agognata ma fino all'ultimo istante insperata!
GODS OF METAL 2009

Domenica, caldo, afoso, rock festival, metal festival. Calma piatta nonostante il black metal imperversasse (vedi Black Dahlia Murder & Co.). I Saxon boicottano...delusione temporanea. All'improvviso arriva lei, Tarja, Magic Tarja, ex Nightwish. Scuote lo stadio con "Wishmaster" e la coraggiosa cover di Re Alice, "Poison". Caucasica, sperimentale, orgogliosamente metal, donna! Passando per gli affaticati Down di Anselmo, stanco vocalmente a causa dell'umidità spudorata, si converge verso i Bardi del 'guardiano 'ccecato' versione simil-band-simil-metal-simil-prog, per poi raggiungere i caldissimi Dream Theater che presentano il nuovo lavoro ricco di sonorità cupe e spasmodiche con tanto di LaBrie in piena forma vocale (stranamente dal vivo) e un Portnoi eccitato a dismisura. Le orecchie e le viscere applaudono! Gli Slipknot sono Lo Spettacolo! Joey/Taylor docet!
WEST RYDER PAUPER LUNATIC ASYLUM - Kasabian
2009 - RCA - produz. Dan the Automator

AT FILLMORE EAST - The Allman Brothers Band
1971 - Capricorn Records - produz. Tom Dowd

POLLUTION - Franco Battiato
1973 - Bla Bla Records - produz. Giuseppe Previde Massara

"Gesto sonoro in sette atti dedicato al Centro Internazionale Studi Magnetici.
AVVISO
Il 14 settembre 1972 in una località della Francia vi è stata un'assemblea di quasi tutti i Centri Internazionali Studi Magnetici i quali hanno rilasciato il seguente comunicato. Il 12 settembre 1972 ad Imola (BO) Italia, è stato inaugurato il più grande stroboscopio magnetico esistente sul globo terrestre ed ha già dato esiti positivi. Da questi primi risultati positivi si è venuti alla determinazione di eseguire in data da destinarsi un nuovo esperimento così concepito: 18.000 persone provenienti dai nostri centri di studi magnetici dislocati in tutte le parti del mondo (scienziati, tecnici, collaboratori, ecc.) si spargeranno su tutto il suolo italiano e con apparecchiature magnetiche eseguiranno concordemente fra di loro l'esperimento di bloccare per 24 ore tutti i veicoli a motore a scoppio e diesel circolanti in Italia. Questo secondo esperimento di portata mondiale servirà per far conoscere, riflettere e far prendere in considerazione, il principio del ritmo magnetico sole-terra, per poter deviare l'umanità dalla catastrofe in cui sta per precipitare. Imola, 25 settembre 1972."
Prog psichedelico medieval futurista.
ULTRA - Depeche Mode
1997 - Mute Records - produz. Tim Simenon

IL RE DEGLI IGNORANTI!
Si, sono io! Fino a poco tempo fa snobbavo largamente la band capitanata da Dave Gahan. Non so esattamente perchè ma la musica elettronica mi ha sempre lasciato in bilico tra consapevolezza e ripudio. Sentimenti forti anche questi, sicuramente, ma non validi per permettermi di rispettare certi gruppi più o meno blasonati, quali sono proprio i DM. Ho deciso di superare questo mio limite e acquistare l'album che più di ogni altro li rappresenta e rappresenta un'epoca, ovvero "Ultra". Alcuni brani già li conoscevo, anche perchè tormentoni di quel periodo, vedi "It's no good", "Home" o "Useless". Nonostante la conoscenza tendesse a depistarmi dall'opera in questione il trio è riuscito a catapultarmi in una dimensione ancora difficile da definire. I suoni rotondi, ovattati a sprazzi e sincopati mi hanno strattonato e sconquassato le viscere. Gli occhi roteavano senza comprendere dove finiva l'orizzonte e iniziava l'altro universo, quello sonoro, quello rimbombante, quello sistematico, quello cupo, quello morboso, quello esploratore, quello mistico, lo sfogo dei disagi del cantante che fanno da riflesso alla sua composizione. Pur tentando di espellere il trofeo roteante che vorticosamente funge da filtro tra artista e ascoltatore la mano resta bloccata sull'eject ma senza sortire effetti in/sperati. Superare i propri limiti! Sempre!
ON PAROLE - Motorhead
1979 - United Artists - produz. Fritz Fryer

Album non ufficiale uscito solo nel 1979 ma risalente al 1975 (sarebbe stato il primo album della band). Contrarie alla sua uscita diverse case discografiche. L'unico album in cui è presente il power trio iniziale che ha fondato il gruppo, in particolare Lucas Fox alla batteria, sostituito dopo pochissimo. Lemmy in preda al delirio di scelte che assillavano la sua mente. Lasciati da qualche mese gli psichedelici Hawkwind, dove Lemmy iniziò a suonare il basso (a detta sua perchè suonava male la chitarra e quindi ripiegò sul basso). I brani sono sanguigni ed un concentrato di punk e rock'n'roll aspro e crudo, nonostante nel 1975 il punk fosse un sogno del futuro. Brani come "Mothorhead" col suo piglio veloce e serrato nelle ritmiche richiama ai postumi Sex Pistols, la voce di Lemmy è secca e più imprecisa, ma affascinante al contempo, che in futuro. Dal vivo si rifugia dietro il suo microfono (in una sua intervista di qualche anno fa addebitava questo suo 'vezzo artistico' ad una forte timidezza dei primi anni in cui per evitare di guardare in faccia il pubblico sistemava l'asta del microfono nella posizione che lo rese poi famoso). Il brano che da il titolo a questo lavoro spiazza! Profuma di southern e crea un'eco prolungata sui riff di chitarra che contraddistingueranno la band fino ai nostri giorni. E' difficile immaginare come nel 1975 potessero essere così avanti musicalmente nonostante una produzione scarsa...tutta farina del loro sacco. E' presente anche l'unico brano suonato dal batterista co-fondatore succitato, "Lost Johnny", cantilena che Kilmister fatica a cantare ma che apre magicamente la corrente ascensionale di un 'imbarazzante' virtuoso (virtù, non tecnica sopraffina) del guitarist Larry Wallis che si destreggia tra le corde come un funambolo il quale ad ogni passo teme una caduta di stile nel baratro dell'ingordigia. "Vibrator" 'on terminator' è un bagno di folla surreale supportato dal sogno britannico realizzatosi di sentire un gruppo punk che sa suonare uno strumento musicale. Meraviglia delle meraviglie, i Motorhead avrebbero iniziato in grande stile...ma si sa che le major in genere non capiscono un cazzo di esordi gloriosi!
LEAN INTO IT - Mr.Big
1991 - Atlantic Recording - produz. Kevin Elson
Quando si usa il termine supergruppo ci si riferisce sempre a gruppi che vantano al loro interno dei superprofessionisti con capacità fuori dalla norma. Può dirsi la stessa cosa dei Mr.Big. Un quartetto di tutto rispetto da fare invidia ai migliori produttori della piazza. Eric Martin ala voce, uno dei pochi veri live vocalist dell'hair metal di fine anni '80, Billy Sheehan al basso, virtuoso della 4 corde al pari di talenti come Pastorius o DeMaio, Pat Torpey dietro le pelli a garantire una sezione ritmica infallibile e a doppia grancassa, Paul Gilbert alla sei corde invece, che, sia gli appassionati di chitarra che non, riconoscono come uno dei più espressivi chitarristi la scena metal musicale conosca. Basterebbe questo a creare delle solide fondamenta per una carriera sfavillante...e invece come succedeva spesso in quel periodo questo supergruppo è capace a creare a malapena tre album di musica sublime e corroborante (il resto non è all'altezza del nome). "Lean into it" è il loro secondo lavoro e a detta dei suoi creatori anche il lavoro meglio riuscito e che creava più soddisfazioni in fase live. Il più schietto, come schietta è la copertina che ritrae un fatto realmente accaduto. Basti pensare a brani come quello d'apertura "Daddy, brother, lover, little boy (the electric drill song)" che scandisce un hard rock acciaioso e ruggente ed entrato nelle grazie di professionisti del settore che lo hanno riproposto mantenendo lo stile deciso della band proprietaria; o brani come "Alive and kickin'" e "To be with you", quest'ultimo con i suoi cori eterei e la sua melodia che rimane impressa al primo ascolto e che sicuramente molti hanno sentito parecchie volte ma non accreditandola alla band statunitense. I 4 fecero anche da supporto a grandi nomi del calibro di "Rush" ed "Aerosmith" permettendo così al grande pubblico di conoscere il loro stile, ma questa fama immediata probabilmente smorzò la vena creativa e la voglia di venirsi incontro nel proseguire la carriera della superband. Intrapresero così ognuno delle carriere soliste di tutto rispetto al fianco talvolta di titani del calibro di Steve Vai, The Knack, o progetti jazz fusion come per il bassista Sheehan e i suoi "Niacin". E' vero, carriere soliste di tutto rispetto, ma la storia è "Mr.Big"!